Valdigne / Le Quattro Stagioni, 1.- Primavera
La Quercianella in maggio.
Il lillà comincia a fiorire nel mio giardino,a 1001 m. -altezza palindroma- nella prima settimana di maggio.E' semi-circondato o convive,in modo informale,con fratel cotognastro e, nelle zone scoscese e pietrose più solatie e all'occàso, con vivaci ortiche.Con le ortiche si preparano ottime frittate,e anche frittelle,risotti,zuppe.
Al lillà! (i palindromi di gipo,Milano)
Attorno al grande lillà già volano e voleranno per la loro stagione imenotteri (api, vespe ecc.) e lepidotteri (farfalle).Per la strada interpoderale,in estate,scenderanno gli scoiattoli e puntando sotto il lillà sbucheranno improvvisi sulla scala padronale,la percorreranno con balzi agili e veloci e svolteranno per la strada principale della borgata,poco intimiditi dalla presenza umana,che non è mai folla,e meno che mai folla fastidiosa.Lungo la Dora,sul versante da me scelto,il clima è magnifico in ogni stagione.In Val d'Aosta si produce un ottimo miele,che da decenni nella mia alimentazione ha sostituito lo zucchero.Straordinaria è la carne dei nostri fornitori valdostani,ottimi i dolci.Preferisco quelli al mirtillo.
Voci correlate.
1.- 2.- 3.- 4.- 5.- 6.- 7.- 8.-Palindromi in patois,in Google.
NATURA E PITTURA
Sophie Gengembre Anderson, La stagione dei lillà.
La Primavera nelle arti e nella musica: da Botticelli ad Arcimboldo,agli impressionisti... Da Vivaldi alla Sagra della Primavera di Igor Stravinskij.
MOSTRE D'ARTE IN VAL D'AOSTA. / CONCERTI IN VAL D'AOSTA.
TORRE DEL LEBBROSO.- (Da Wikipedia) Il nome attuale è invece legato alla presenza tra il 1773 e il 1803 di Pietro Bernardo Guasco da Oneglia, un lebbroso che vi fu rinchiuso fino alla morte per evitare il contagio della città. La sua vicenda ispirò il romanzo Le Lépreux de la cité d'Aoste dello scrittore savoiardo Xavier de Maistre. La torre fu poi utilizzata come ricovero per i parenti delle vittime di colera e come osservatorio meteorologico. Alla fine del XIX secolo l'edificio fu restaurato con fondi statali, e oggi appartiene alla Regione Autonoma Valle d'Aosta che ne ha fatto una sede espositiva.
(foto di gipo,Milano)
L'altro ieri giovedì sole splendido in Alta Valle,ieri e oggi tempo variabile con un po' di nuvolaglia.Pioggerella notturna benefica per le piante in fioritura.
(foto di gipo,Milano)
La fioritura del lillà dura 10-15 giorni.Il suo profumo non è aggressivo ma discreto e tuttavia ben riconoscibile e gradito.Quando piove e la giornata sembra un po' uggiosa,la sua fragranza ti cattura e ti rallenta il passo,confermando i doni del paesaggio alpino,sempre presenti in ogni stagione e con ogni tempo.Il mio lillà ha una circonferenza di circa 9 metri.Piantai io stesso un paio di piccoli cespi che mi furono regalati da un amico valdostano della borgata,proprietario della pianta-madre.Oggi la mia pianta è alta più di 2 metri.Il lillà produce alla base polloni radicali,utilissimi alla riproduzione.Ne ho trapiantati due nel giardino grande,hanno attecchito benissimo su un pendio al limite dell'orto-frutteto,ai piedi di un grande frassino svettante, e sono già pronti per la fioritura del prossimo anno.Sullo sfondo,a destra,prossimo alla casa dei miei vicini francesi,professori a Parigi,un residuo impianto di vigneto,un vitigno locale ottimo per queste altitudini.
In Val d'Aosta si parla italiano,francese e patois,un dialetto franco-provenzale.Il patois è la lingua dei nativi,dei "valdostani veri".In Valle c'è stata anche una forte immigrazione meridionale,calabresi so prattutto,che lavoravano in industrie poi dismesse.Ma per decenni e decenni sono stati presenti,massicciamente,in tantissime imprese edili,bravi muratori e bravissimi capomastri.Tra loro parlano durante il lavoro in stretto dialetto dei paesi càlabri di provenienza.Una volta feci impallidire e sbalordire un bel gruppetto di operai,decifrando il senso di una loro conversazione.A distanza di anni,so decifrare conversazioni in barese,molfettese e andriese... per non parlare del leccese di città e di provincia (Capo di Leuca):"Micheli,i Micheli! L'ài prisi [var.pigghiàti] li pisci pe' l'isca?" Non conosco le possibilità di espansione del patois nel mondo dei bravi immigrati calabresi.Il francese è parlato dalle classi colte e usato in certi atti ufficiali.A livello burocratico-amministrativo-culturale è necessario il bilinguismo.Mi piace qui ricordare alcuni grandi valdostani: Anselmo d'Aosta,filosofo teologo... santo,Federico Chabod,Natalino Sapegno ed EMILE CHANOUX.
(FR)
(IT)
Non vorrei per nulla,in una regione tanto bella e tanto europea,dimenticare e discriminare alcuna comunità,alcuna cultura.Il mio pensiero va alle Comunità Walser della Valle del Lys: Gressoney,Issime,Niel. Ebbi modo di trascorrere in quei luoghi con la mia famiglia ore liete e felici,testimoniate da foto ricche di atmosfera e di intensa bellezza.Quelle popolazioni,che lasciarono gli insediamenti del Vallese per abitare il versante italiano del Monte Rosa,sono minoranze di lingua e cultura tedesca.Quanto è parlato il Titsch,il loro dialetto tedesco? Si espande o è stazionario l'uso del Titsch? O addirittura si contrae,soppiantato dall'italiano? Di sicuro la "lingua dei padri" è "salvata" in un Vocabolario TITSCH-ITALIANO.
Valdigne,maggio 2009.-Tetti di borgata con le tipiche lose valdostane.Le lose sono lastre di pietra locale -vera ardesia,"tipo ardesia" o altro prodotto industriale o artigianale- semplicemente appoggiate sul tetto,leggermente sovrapposte le une alle altre,trattenute o bloccate "miracolosamente" sulla pendenza dal loro stesso peso o da piccoli ferri qua e là disposti ad arte... ma oggetto di costante manutenzione onde evitare pericolosi scivolamenti determinati dalle precipitazioni nevose invernali,dalla presenza di animali ecc.
(foto di gipo,Milano)
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